Il mio nome lo aveva scelto mio padre, ed era il primo legame tra noi. Mentre il cordone ombelicale mi sembrava una cosa piรน fisica, piรน sporca e nodosa, e quindi lo aborrivo come la compagnia di mia madre, quelle tre sillabe mi sapevano di pulito. Da ciรฒ che mi era stato raccontato, lโostinazione capricciosa di mio padre aveva avuto la meglio sul nome della mia nonna materna. Per lui ero Cecilia, sempre piena, completa, perchรฉ era fiero di me. Invece mia madre lo scorciava alle prime sillabe, perchรฉ assomigliassi a mio fratello. Quattro lettere per entrambi, perfetta uguaglianza.
Il motivo del mio nome lโho sempre ignorato. Cosรฌ, quando scoprii che mi chiamavo come un anfibio, e per giunta uno dei piรน brutti, accolsi la notizia con la serenitร che accompagna le cose giร date. La cecilia รจ un verme del Sud America, maschio e femmina, e non vede.
Durante lโestate dei miei tredici anni il mio nome di anfibio, pieno e tronco allo stesso tempo, cambiรฒ in Luca. Come mio fratello.
[Foto di Karyn Minerva]
#LaCecilia #MichelaPanichi #Nottetempo #incipit #cinquina #femminilepluraleallumiere #ottavaedizione