Penso che se esistesse il dio vendicatore delle formiche sarei messa davvero male.
Durante la mia infanzia, uno dei miei giochi preferiti โ oltre a quello di portare a spasso le lumache per far loro risparmiare lunghi e lenti tragitti โ era quello di giocare con quelle grandi formiche nere, enormi, che attraversavano i pavimenti di cotto dellโesterno di casa formando intere autostrade. Credo perรฒ che quel gioco divertisse solo me, e che le formiche non approvassero minimamente i miei piccoli sadismi infantili. Bloccavo le autostrade con barriere di legnetti, acqua, polveri strane, pozioni magiche, costruivo barchette di foglie appositamente per loro, per lasciarle navigare verso la deriva o verso nuovi confini. Qualche volta ho temuto davvero che, stufe delle mie angherie e dei soprusi, avessero indetto una riunione per farmela pagare.
Per non parlare di Ciak. Il mio gattino senza coda a cui avevo insegnato a girare in giardino col guinzaglio; se tiravo una volta, lui si sedeva, se tiravo due volte, si stendeva. Un giorno decisi di calarlo giรน dalla finestra con un lazzo fatto di lacci da scarpe a cui avevo legato la fascia per capelli costruendo una specie di imbragatura. Rivedo la dedizione e la passione nellโeducarlo. E la pazienza con cui lui si faceva seviziare da me.
Ho sempre vissuto in campagna, tra il verde, gli olivi, con gli animali, in una grande casa piena di gradini. Avevamo due cavalli, Trappola e Ariel. I miei genitori avevano preso Trappola, una piccola avelignese, quando io e mia sorella eravamo bambine e pochi mesi dopo che era entrata a far parte della famiglia si scoprรฌ che era incinta: dette alla luce Ariel, una bellissima cavallina che cercava di tenersi in piedi sulle sue giovanissime zampe come fosse una trampoliera. In un recinto vicino alla stalla tenevamo cinque oche che spesso scappavano. La mamma usava le uova di oca per cucinare; mia sorella le detestava perchรฉ le sembravano fuori misura, io, spesso, ho provato a covarle con il cuscino elettrico.
In quegli anni avevo tutto il tempo del mondo per dedicarmi ai miei ingegnosi impegni.
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