Gli stivaletti imbottiti di pelo bianco mi arrivano al polpaccio, ho undici anni, porto giร il numero 37 e la paura piรน grande della mia vita รจ che i piedi mi crescano a dismisura e non esistano scarpe sufficientemente grandi.
Mio padre sventola la banconota del minatore, schiocca le dita: via!
Corro, anzi rotolo giรน per la strada e sento il cuore battere dentro le orecchie e sotto lโunghia del pollice sinistro. In men che non si dica mi trovo davanti il baracchino di lamiera e devo impegnarmi a rallentare per non finirci spiaccicata. Una donna dalle guance piene e capelli ossigenati mi porge un sacchetto di semi di zucca tostati. Alla svelta le do una moneta, lei la prende, le dร unโocchiata veloce e si mette a correre, come se le avessi passato una staffetta.
Mi giro a sinistra per verificare se mio padre mi stia guardando dal balcone, ma non cโรจ.
ยซSbrigati!ยป grida lโuomo con indosso una giacca marrone e tra le labbra una sigaretta senza filtro. Sopra la sua testa lampeggia guercia la scritta KINO.
Apro la mano, gli porgo le ultime due banconote, lui mi spinge dentro, chiude le tende pesanti alle mie spalle mentre sussurra: ยซVieni, vieni a vedere cose finte che sembrano vereยป.
Inciampo, quasi cado a terra, invece mi ritrovo su una poltroncina di legno che fa male alle ossa in qualsiasi posizione mi metta.
ร buio, per un istante lo schermo si illumina di un bianco innaturale, poi uno squarcio, unโascia lo apre a metร , ne esce un braccio dal pugno aperto che mi afferra per il polso e mi trascina mentre lโuomo dalla giacca marrone e sigarette senza filtro mi sussurra allโorecchio: ยซVieni, qui le cose sono vere, ma sembrano finteยป.
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