LAMPEDUSA, PRIMAVERA 1948ร nera, lโacqua. Molle e nera. Inchiostro sotto la notte di unaprile appena nato e lโaria pesante, gonfia di vapore. Sono in seipiรน un bambino. Tutti accosciati o seduti nella spadara di SalvatoreZinna, tranne Giuseppe che se ne sta al timone. ร la piรน bella egrande spadara di Lampedusa. Rossa e verde per allontanare la malasorte. Cโรจ chi mangia un pezzo di pane, chi fuma. Devono allontanarsi ancora un poโ. Dritti verso la Tunisia. Una quiete nervosa e alle orecchie solo sciabordio dโacqua. Qualcuno รจ preso dal sonno.Remano lenti, per conservare le forze. Matteo ha strillato come unossesso per convincere Barto, suo padre, a farlo salire con loro. ร stato accontentato e se ne sta accovacciato, infreddolito. Teso come una molla, ma soddisfatto. ร la sua prima caccia allo spada. Caccia dice lui. Non pesca. Una preda e unโintera squadra di cacciatori. Non รจ un pesce come gli altri, quello. ร fiero. Furbo. Forte. E lotta come una tigre. Non che ne avesse mai viste di tigri, Matteo, ma gli piace quella similitudine. Sa che il maschio segue la femmina in primavera. Li prenderanno. Ne รจ sicuro. Almeno uno, sรฌ, lo prenderanno. Se ne sta tranquillo, quindi, nel tremolio della lampara che balla in un angolo. Stringe gli occhi per vedere meglio. Capire. Ma tutto attorno รจ un niente impregnato solo dโattesa. E sapore di legno fradicio. Di petrolio. Odore di pelle sudata. Salsedine in bocca, addosso. Umori di uomini-pesci. Fatti di carne e sangue, alghe e licheni. Il suo desiderio proibito รจ quello di salire sullโalbero, fare da vedetta. Ma neanche a parlarne. ร ancora un moccioso ma ancora quattro o cinque anni e ce lโavrebbe fatta. Almeno cosรฌ dice suo padre. Intanto in quel silenzio liquido e in quel mare buio che pare un cimitero, Salvatore comincia a cantare sottovoce. Si uniscono gli altri, ma forse perchรฉ รจ troppo cupo, attorno, con la luna bianca come latte appena munto, ma sbilenca, mangiata dalla foschia, o forse perchรฉ Barto รจ quantomai scostante, fatto sta che piรน che un canto, si leva un mormoriolugubre e mesto come un requiem. Poi si zittiscono tutti e si coagula, come rugiada, quel silenzio di pescatori.
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