๐‘ป๐’–๐’•๐’•๐’ ๐’Š๐’ ๐’ƒ๐’†๐’๐’†, ๐’•๐’–๐’•๐’•๐’ ๐’Š๐’ ๐’Ž๐’‚๐’๐’†, ๐‘ช๐’‚๐’“๐’๐’๐’‚ ๐‘ช๐’‚๐’“๐’–๐’๐’๐’Š, ๐‘บ๐’‚๐’๐’‚๐’๐’Š.

๐‘ป๐’–๐’•๐’•๐’ ๐’Š๐’ ๐’ƒ๐’†๐’๐’†, ๐’•๐’–๐’•๐’•๐’ ๐’Š๐’ ๐’Ž๐’‚๐’๐’†, ๐‘ช๐’‚๐’“๐’๐’๐’‚ ๐‘ช๐’‚๐’“๐’–๐’๐’๐’Š, ๐‘บ๐’‚๐’๐’‚๐’๐’Š.

รˆ quasi lโ€™alba. Le strade sono piene di fango, ha smesso di piovere pochi minuti fa. La mia macchina รจ in panne e io sono ubriaca.
Maledetta macchina del cazzo, sono anni che mi riprometto di cambiarla. รˆ avvizzita per i chilometri che ha fatto. Ci sono ancora gli adesivi sul cruscotto: enormi, con i bordi allโ€™insรน, scollati dallโ€™umiditร , ma non cedono. Abitano da un secolo intorno al volante scucito e grigiastro: consumato comโ€™รจ, sembra un vecchio paio di pantaloni di pelle.
Questo rottame macina piรน rogne che asfalto ormai, si ingolfa e si spegne in continuazione. Non sopporta lโ€™acqua, il ghiaccio, la nebbia. Somiglia a lei. รˆ nera, piena di graffi, cupa ma resistente. Non riesco a ricordarmi il modello esatto, non me nโ€™รจ mai fregato granchรฉ delle auto. Una lunga berlina bassa, ammaccata e solida.
Nellโ€™immenso portabagagli ci sono ancora le sue lettere, i cappotti sparsi, i maglioni di lana, i poncho caldi che amava indossare sempre troppo grandi. Ci sono decine di multe non pagate, assegni strappati, cedolini di carte di credito appallottolati, mucchi di fotografie e una biblioteca surreale.
I libri erano sempre con lei. Di tutti i tipi: scrittori sconosciuti e mai comparsi nelle cronache, autoroni americani da Pulitzer, bozze di improbabili capolavori, thriller a decine. Qualche saggio anche, e tantissime biografie. Nessuna raccolta di poesie, quelle non le amava. ยซDanno emozioni troppo breviยป diceva. Tuttavia ne sapeva un sacco a memoria perchรฉ a scuola lโ€™avevano obbligata a fare le cantilene, e forse รจ nata lรฌ la sua avversione. Me lo ripeteva spesso: ยซLe poesie a pappagallo non servono a niente, le rime rovinano la musica e le scrivono i depressi. Meglio il rap alloraยป.
Eppure spesso mi regalava qualcosa: Alda Merini, Leopardi, Ungaretti, Quasimodo, Antoine Pol. Non le ho mai capite davvero, ma facevo finta. A lei stava bene cosรฌ. Poi quando sono cresciuta mi sono resa conto che erano solo i pensieri racchiusi dentro i versi a piacerle, cercavo in filigrana i suoi ragionamenti, i suoi trucchi, le sue memorie. In molte strofe li trovavo, in altre mi crogiolavo e basta. Le conservo ancora, sono tutte sbaffate, sottolineate dalla sua grafia. Era mancina e aveva sempre le mani sudate ma si ostinava a usare le penne a inchiostro liquido, rosa e gocciolanti, cosรฌ adesso i fogli oltre a essere ingialliti hanno anche degli aloni che sembrano di varechina, appiccicati e duri. Ogni volta devo staccarli uno a uno facendo attenzione a non strapparli.


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