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Mary camminava svelta, durante quella mattina di inizio dicembre. Le sembrava non soltanto di recarsi al lavoro, in quella fredda alba di un autunno crepuscolare, ma, piรน propriamente, di essere come uno dei fili dโ€™erba lรฌ, in mezzo a quei campi che costeggiavano la strada. Avvertiva quasi oscillare il proprio corpo alla stessa brezza che smuoveva le piante e i rami piรน sottili, facendoli dondolare con dolcezza, come in una culla. Nellโ€™ultimo tratto le parve di vedere il mondo intero, rannicchiato a moโ€™ di bimbo indifeso, ai piedi del grande cancello dello studio dove, per la prima volta, avrebbe messo piede da giovane donna lavoratrice. Si sarebbe chinata per prenderlo delicatamente per mano e condurlo allโ€™interno, assieme a lei. Non che quello fosse il primo incarico che era stata chiamata a svolgere.Due anni prima, esattamente il giorno del suo diciassettesimo compleanno, aveva incominciato a lavorare come sarta per unโ€™importante fabbrica che si occupava di produrre cappelli di tutti i tipi e, in particolare, quelli a larghe tese per le donne. Le piaceva quel mestiere, innanzitutto perchรฉ, dati i risultati, si sentiva particolarmente portata per i lavori che richiedevano una manualitร  esperta, precisa, paziente. E poi, la sensazione del tessuto che scorreva ora veloce, ora lentissimo sotto le sue mani metodiche le trasmetteva, a tratti, la gaiezza del pelo liscio di un cagnolino. E infine, sรฌ, cโ€™era da ammetterlo, il prodotto finito quanto assomigliava agli indumenti che sbirciava sulle riviste di moda!Le prime occupazioni, comunque, risalivano ancora piรน indietro, quando, poco piรน che bambina, si faceva carico delle scarpe e della fame dei fratellini. Erano sette in tutto, quattro maschi e, inclusa lei, tre femmine. Mary non lโ€™avrebbe mai annoverato tra gli impieghi. Non lo considerava affatto un dovere calato dallโ€™alto, ma piรน come una necessitร  a cui si fa fronte con animo premuroso e sollecito.

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