๐‘ฐ๐’๐’•๐’Š๐’Ž๐’ ๐’”๐’Š๐’ƒ๐’†๐’“๐’Š๐’‚๐’๐’, ๐‘ช๐’‚๐’“๐’๐’‚ ๐‘ด๐’–๐’”๐’„๐’‰๐’Š๐’, ๐‘ด๐’‚๐’๐’๐’Š.

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In quella notte memorabile Nechljudov stentรฒ ad addorยญmentarsi. Quando finalmente ci riuscรฌ, dopo essersi rigirato mille volte nellโ€™angusto letto di locanda che occupava, cadde in un sonno pesante e ricco di sogni, che si susseguivano e si dileguavano come le nebbie novembrine profumate di neve sopra il fiume di quella cittร . Andando dietro al convoglio dei deportati il suo corpo, abituato al ritmo di sonno e veglia delยญlโ€™alta societร , in cui la notte si stava alzati fin tardi, addormenยญtandosi solo poco prima che il lavoratore si alzasse per iniziare le fatiche della giornata, aveva assunto un andamento del tutto nuovo. La mattina Nechljudov si svegliava presto, ancora col buio, adesso che era novembre. Sapeva che a quellโ€™ora giร  il convoglio dei deportati si avviava verso la tappa successiva. Lui non li raggiungeva subito: si dava il tempo per lavarsi e riยญpulirsi per quanto possibile, bere il tรจ, raccogliere le sue cose, curare che venissero caricate in vettura e partire per raggiungere i forzati. Quella mattina perรฒ non cโ€™era motivo di affrettarsi. Per cominciare, il convoglio dei deportati sarebbe partito dalla cittร  solo lโ€™indomani, lasciando ancora un giorno per portare a termine alcuni approvvigionamenti e qualche pratica ammiยญnistrativa. Anche i carcerieri desideravano un poโ€™ di riposo e approfittavano sempre delle soste nei centri piรน popolosi per rifornirsi di vodka e tabacco, dormire qualche ora in piรน e magari divertirsi con qualche ragazza. Quel giorno quindi Nechljudov non aveva bisogno di alzarsi di buonโ€™ora. Inoltre, lui sperava che Katjuลกa, adesso che era stata graziata, venisse non liberata, gli avevano spiegato il giorno precedente che questo era impossibile, ma almeno trattenuta in cittร  in attesa del dispaccio ufficiale che annunciava la sua libertร .

Il giorno precedente si era ripromesso di recarsi di nuovo alla prigione di tappa per ottenere questo. Se Katjuลกa fosse rimasta in cittร , anche il principe Nechljudov vi si sarebbe tratยญtenuto, rimandando cosรฌ il salto nellโ€™ignoto. Il ritorno a Mosca per lui infatti si prefigurava tale.

Quando Dmitrij Ivanoviฤ aprรฌ gli occhi, cercรฒ subito con la mano lโ€™orologio: erano passate le undici. Da dietro le tendine della finestra entrava una luce lattea che illuminava il modesto arredamento della stanza: una seggiola zoppa ai piedi del letto, un vecchio comรฒ e un robusto tavolo di rovere. Da piรน di due mesi il principe Nechljudov seguiva il convoglio dei condannati cambiando letto quasi ogni notte, quindi non si sarebbe dovuto stupire del paesaggio sempre nuovo che vedeva al risveglio, eppure quel mattino quasi si spaventรฒ nel trovarsi in una stanza sconosciuta, a mille verste da casa sua. Era proprio a casa sua infatti che aveva creduto di risvegliarsi. Non le camere ammobiliate che aveva affittato negli ultimi tempi ma proprio la sua stanza, quella che aveva occupato fin dallโ€™infanzia nella grande casa dove lโ€™anno prima era morta sua madre.

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