Morรฌ colpito in pieno dalla ruota di un carro.
Era giovedรฌ sera e desiderava solo raggiungere il marciapiede dallโaltra parte della strada. Mosse qualche passo verso sinistra e urtรฒ un cavallo. Immagino si sia spaventato avvertendo le sue scarpe scivolare sullโasfalto bagnato, ma quando atterrรฒ al suolo era miracolosamente vivo. Il suo volto fu solo sfiorato dagli zoccoli dellโanimale e dalle ruote anteriori del pesante mezzo che cercรฒ di evitarlo senza riuscire, perรฒ, a fermarsi.
Fu la ruota posteriore sinistra a schiacciare lโostacolo.
Sei tonnellate pesarono sulla sua testa.
Un incidente, una disgrazia, un evento che non aveva niente di eccezionale in sรฉ.
Fu tutto.
19 aprile 1906
Parigi era strana quella sera. Avvolta in un sobrio pudore, come se si sentisse in colpa. Le luci e i rumori assordanti avevano lasciato spazio a un vestito dimesso e a capelli raccolti in una crocchia ordinata. Parigi aveva smesso di sedurre in quel 19 aprile 1906 e io me ne sarei dovuta accorgere, se solo non fossi stata cosรฌ attenta a Irรจne e a tutta quella pioggia.
Appena entrai in casa, capii che anche lรฌ cโera qualcosa di diverso. Lโaria era secca come sempre, ma lโatmosfera era carica di tensione. Cโera un vago odore di cappotti umidi, di gomma bagnata e di fumo di sigaretta. Emma, la nostra governante, mi aspettava immobile al centro della stanza, stranamente pallida. Mi guardรฒ con unโespressione che di primo acchito non riuscii a decifrare. Afferrรฒ mia figlia, le sfilรฒ il soprabito e la portรฒ in cucina con sรฉ, come se non vedesse lโora di sottrarsi alla mia presenza.
Lo compresi tempo dopo, quando tornai a ripensare a quel momento, che era spaventata.
Paul Appell, preside della Facoltร di Scienze, e Jean Perrin, un caro amico, occupavano lo spazio a pochi passi da me e anche quello era strano. Avvertii la tensione crescere e attraversarmi la pelle. I loro occhi erano troppo rossi, troppo piccoli, troppo disperati.
Tu non cโeri piรน e io lo compresi prima che quelle parole arrivassero a ferirmi.
ยซPierre รจ morto…ยป
Qualcuno mi strinse un braccio per impedirmi di cadere e il mio sguardo scivolรฒ sulle pareti della stanza. I mobili emanavano odore di cera, contenevano indumenti, documenti e oggetti, le nostre cose di cui avrei voluto fare lโinventario, per impedire alla mia mente di ascoltare quelle parole. Ascoltare il suono delle campane, il loro pesante peso bronzeo risuonare con tono solenne e poi quel rumore insolito, la ghiaia stridere sotto le ruote del carro che ti stava riportando da me.
Il tuo corpo era una figura immobile in un mondo ancora in movimento. Ti accarezzai il volto. Il danno alla testa non si vedeva perchรฉ ti avevano ripulito con molta attenzione, si esprimeva solo nellโassenza di te che avvertivo sotto le dita.
[Foto di Karyn Minerva]
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