Archivio annuale 2025

𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆, 𝒑𝒍𝒖𝒓𝒂𝒍𝒆. 𝗮 𝑷𝒊𝒖̀ 𝒍𝒊𝒃𝒓𝒊 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒊

Un altro grande riconoscimento per il nostro progetto di comunità!

Siamo felicissime di annunciare che 𝘍𝘦𝘮𝘮𝘪𝘯𝘪𝘭𝘦, 𝘱𝘭𝘶𝘳𝘢𝘭𝘦. – 𝘗𝘳𝘦𝘮𝘪𝘰 𝘓𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘢𝘳𝘪𝘰 𝘈𝘭𝘭𝘶𝘮𝘪𝘦𝘳𝘦 parteciperà alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria “𝑷𝒊𝒖̀ 𝒍𝒊𝒃𝒓𝒊 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒊”, uno degli appuntamenti culturali più importanti del Paese.

📅 𝟳 𝗱𝗶𝗰𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲, 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟭:𝟯𝟬
📍 𝗟𝗮 𝗡𝘂𝘃𝗼𝗹𝗮 – 𝗥𝗼𝗺𝗮

Sarà un’occasione preziosa per raccontare chi siamo, come è nato il progetto e cosa immaginiamo insieme per il futuro di Allumiere: un paese abitato con cura, ascolto e partecipazione.

Sarà una giornata di cultura, condivisione e comunità.
Vi aspettiamo per vivere insieme questo nuovo traguardo! 💛

𝐏𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐕𝐈𝐈𝐈 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆, 𝒑𝒍𝒖𝒓𝒂𝒍𝒆. – 𝑷𝒓𝒆𝒎𝒊𝒐 𝑳𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐 𝑨𝒍𝒍𝒖𝒎𝒊𝒆𝒓𝒆

Un progetto importante che cresce e si rinnova: femminile e plurale, il nostro cammino prosegue, sempre avanti, verso nuovi obiettivi e nuove conquiste.
Quest’anno la presentazione del Premio è stata inserita all’interno del Festival Nazionale “L’Eredità delle Donne”, sotto la prestigiosa direzione artistica di Serena Dandini.

https://www.facebook.com/premioletterarioallumiere/videos/3729472974020634

All’interno di questo evento abbiamo avuto il piacere di presentare “Come a casa” di Daniela Schettini, un libro che parla al cuore, in perfetta sintonia con lo spirito del Premio.
Sempre avanti. Sempre più lontano. Sempre più “femminile plurale”.

𝐏𝐚𝐭𝐫𝐢𝐚𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞: 𝐥𝐚 𝐃𝐨𝐭𝐭.𝐬𝐬𝐚 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐁𝐫𝐮𝐳𝐳𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐚𝐥𝐨𝐠𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐥’𝐀𝐯𝐯. 𝐋𝐮𝐚𝐧𝐚 𝐒𝐜𝐢𝐚𝐦𝐚𝐧𝐧𝐚.

Ieri è stato incredibile! Una folla ci ha raggiunto al Cortile del Palazzo Camerale, ospiti della Casa delle Arti , per ascoltare la Roberta Bruzzone Psicologa e Criminologa, in dialogo con l’Avvocata Luana Sciamanna. Un viaggio nel patriarcato e nella modalità per andare oltre: educare! Grazie alla Dott.ssa Roberta Bruzzone per aver accettato il nostro invito, le sue parole lucide e potenti si sono propagate con forza e urgenza, ribadite sall’Avv. Luana Sciamanna, ormai un’amica e collaboratrice di Femminile, plurale. Grazie alla libreria Dettagli di Civitavecchia e a Massimo Leoni per l’assistenza tecnica! Grazie sempre all’ospitalità della Casa delle Arti che riesce a creare un’atmosfera magica! L’iniziativa è stata realizzata con il supporto della Regione Lazio e la collaborazione del Comune di Allumiere e della Fondazione Cariciv. Main sponsor di Femminile, plurale. APS: Soundreef. Femminile, plurale. è già a lavoro: la prossima settimana usciremo con il bando del Premio Letterario Allumiere – VIII edizione. Stay tuned…

𝑳𝒂 𝒑𝒓𝒆𝒎𝒊𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑽𝑰𝑰 𝒆𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆, 𝒑𝒍𝒖𝒓𝒂𝒍𝒆 – 𝑷𝒓𝒆𝒎𝒊𝒐 𝑳𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐 𝑨𝒍𝒍𝒖𝒎𝒊𝒆𝒓𝒆

Abbiamo fatto passare un giorno per riprendere il respiro.
Anche quest’anno la serata finale di premiazione di 𝐹𝑒𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑙𝑒, 𝑝𝑙𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒. – 𝑃𝑟𝑒𝑚𝑖𝑜 𝐿𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎𝑟𝑖𝑜 𝐴𝑙𝑙𝑢𝑚𝑖𝑒𝑟𝑒 è stata magica. Con il cuore sospeso per il rischio della pioggia, il Giardino del Risanamento si è riempito del calore del nostro pubblico, in tante e tanti per condividere con noi il momento finale della settima edizione.
Grazie a 𝑪𝒊𝒏𝒛𝒊𝒂 𝑳𝒆𝒐𝒏𝒆, meravigliosa ospite d’onore della serata, e complimenti a 𝑳𝒖𝒄𝒊𝒂 𝑬𝒔𝒑𝒐𝒔𝒊𝒕𝒐, vincitrice con “Sorelle spaiate” (Giunti) della VII edizione di 𝐹𝑒𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑙𝑒, 𝑝𝑙𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒. – 𝑃𝑟𝑒𝑚𝑖𝑜 𝐿𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎𝑟𝑖𝑜 𝐴𝑙𝑙𝑢𝑚𝑖𝑒𝑟𝑒, e alle altre finaliste: 𝑽𝒂𝒏𝒆𝒔𝒔𝒂 𝑹𝒐𝒈𝒉𝒊, seconda classificata con “La parola femminista, una storia personale e politica” (Mondadori) e 𝑪𝒉𝒊𝒂𝒓𝒂𝒔𝒕𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑪𝒂𝒎𝒑𝒂𝒏𝒆𝒍𝒍𝒊, terza con “Tina Anselmi. La ragazza della Repubblica” (Graphofeel).
Ancora una volta una pluralità di voci, di sguardi, di pensieri ci ha confermato che stiamo percorrendo la giusta via: la parola pubblica delle donne come strumento potente di un reale cambiamento culturale e sociale.

[Foto di Marco Tassarotti]

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𝑨𝒏𝒏𝒂 𝑭𝒐𝒂

𝑨𝒏𝒏𝒂 𝑭𝒐𝒂, finalista della II edizione di 𝘍𝘦𝘮𝘮𝘪𝘯𝘪𝘭𝘦, 𝘱𝘭𝘶𝘳𝘢𝘭𝘦. – 𝘗𝘳𝘦𝘮𝘪𝘰 𝘓𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘢𝘳𝘪𝘰 𝘈𝘭𝘭𝘶𝘮𝘪𝘦𝘳𝘦 con “La famiglia F.” (Laterza, 2018) e vincitrice del 𝑃𝑟𝑒𝑚𝑖𝑜 𝑆𝑡𝑟𝑒𝑔𝑎 𝑆𝑎𝑔𝑔𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑎 2025 con “Il suicidio di Israele” (Laterza, 2024), interverrà in collegamento durante la serata di premiazione, il 29 agosto.

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𝑺𝒆𝒓𝒂𝒕𝒂 𝒅𝒊 𝒑𝒓𝒆𝒎𝒊𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆

Siamo arrivati all’evento culminante della settima edizione di 𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆, 𝒑𝒍𝒖𝒓𝒂𝒍𝒆. – 𝑷𝒓𝒆𝒎𝒊𝒐 𝑳𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐 𝑨𝒍𝒍𝒖𝒎𝒊𝒆𝒓𝒆!

La 𝑆𝑒𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑚𝑖𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 si svolgerà 𝐕𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 𝟐𝟗 𝐀𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨, alle ore 21.00, presso il Giardino del Risanamento ad Allumiere (RM).

Avremo la possibilità di approfondire il punto di vista delle scrittrici finaliste, ascoltare la lettura di alcuni passi scelti delle loro opere, a cura di Daniela Tartaglione, e ampliare lo sguardo su di esse attraverso l’analisi delle Giuria delle Esperte.

La serata, condotta da Brunella Franceschini, sarà accompagnata dalle musiche del 𝑇𝑟𝑖𝑜 𝐿𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎𝑟𝑖𝑜.

Scopriremo quindi quale sarà l’opera vincitrice dalla VII edizione di 𝐹𝑒𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑙𝑒, 𝑝𝑙𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒 – 𝑃𝑟𝑒𝑚𝑖𝑜 𝐿𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎𝑟𝑖𝑜 𝐴𝑙𝑙𝑢𝑚𝑖𝑒𝑟𝑒, all’interno della terzina selezionata:

𝑳𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒂 𝒇𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒔𝒕𝒂. 𝑼𝒏𝒂 𝒔𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒆 𝒑𝒐𝒍𝒊𝒕𝒊𝒄𝒂 𝙙𝒊 𝗩𝗮𝗻𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗥𝗼𝗴𝗵𝗶, 𝙈𝒐𝙣𝒅𝙖𝒅𝙤𝒓𝙞.

𝑺𝒐𝒓𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒔𝒑𝒂𝒊𝒂𝒕𝒆 𝒅𝙞 𝗟𝘂𝗰𝗶𝗮 𝗘𝘀𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗼, 𝙂𝒊𝙪𝒏𝙩𝒊.

𝑻𝒊𝒏𝒂 𝑨𝒏𝒔𝒆𝒍𝒎𝒊. 𝑳𝒂 𝒓𝒂𝒈𝒂𝒛𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑹𝒆𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂 𝙙𝒊 𝗖𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗮𝗺𝗽𝗮𝗻𝗲𝗹𝗹𝗶, 𝙂𝒓𝙖𝒑𝙝𝒐𝙛𝒆𝙚𝒍.

Interverrà 𝑨𝒏𝒏𝒂 𝑭𝒐𝒂, finalista della seconda edizione di 𝐹𝑒𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑙𝑒, 𝑝𝑙𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒 e vincitrice del Premio Strega per la Saggistica 2025.

𝑂𝑠𝑝𝑖𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑎𝑡𝑎 sarà 𝑪𝒊𝒏𝒛𝒊𝒂 𝑳𝒆𝒐𝒏𝒆.

Ingresso libero.

Vi aspettiamo!

#CinziaLeone #Leone #ospite #serata #premiazione #FemminilePlurale #premioletterario #Allumiere #Roma #settimaedizione #terzina #finalista #ChiarastellaCampanelli #LuciaEsposito #VanessaRoghi #Graphofeel #Giunti #Mondadori #letteratura #libri #satira #cultura

𝐓𝐞𝐫𝐳𝐢𝐧𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚: 𝑻𝒊𝒏𝒂 𝑨𝒏𝒔𝒆𝒍𝒎𝒊 – 𝑳𝒂 𝒓𝒂𝒈𝒂𝒛𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑹𝒆𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂, 𝑪𝒉𝒊𝒂𝒓𝒂𝒔𝒕𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑪𝒂𝒎𝒑𝒂𝒏𝒆𝒍𝒍𝒊, 𝑮𝒓𝒂𝒑𝒉𝒐𝒇𝒆𝒆𝒍.

𝑪𝒉𝒊𝒂𝒓𝒂𝒔𝒕𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑪𝒂𝒎𝒑𝒂𝒏𝒆𝒍𝒍𝒊, romana, è laureata in Scienze politiche. Ha conseguito un baccalaureato in lingua araba e islamistica. Dal 2008 è direttrice editoriale della casa editrice il Sirente, per cui ha curato due collane dedicate alla letteratura araba e migrante traducendo alcuni volumi. Nel 2021 ha pubblicato un romanzo per bambini “Il mistero di Pyrgi. Avventura tra gli Etruschi” (Dalia edizioni).
𝑻𝒊𝒏𝒂 𝑨𝒏𝒔𝒆𝒍𝒎𝒊 – 𝑳𝒂 𝒓𝒂𝒈𝒂𝒛𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑹𝒆𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂 (Graphofeel, 2023) è nella terzina 𝒇𝒊𝒏𝒂𝒍𝒊𝒔𝒕𝒂 della VII edizione di 𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆, 𝒑𝒍𝒖𝒓𝒂𝒍𝒆. – 𝑷𝒓𝒆𝒎𝒊𝒐 𝑳𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐 𝑨𝒍𝒍𝒖𝒎𝒊𝒆𝒓𝒆.

“𝐿𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎, 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛 𝑟𝑜𝑚𝑎𝑛𝑧𝑜, 𝑑𝑖 𝑇𝑖𝑛𝑎 𝐴𝑛𝑠𝑒𝑙𝑚𝑖, 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 𝑎 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑒𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑎 𝑖𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎𝑛𝑎. 𝐸𝑛𝑒𝑟𝑔𝑖𝑐𝑎, 𝑠𝑐ℎ𝑖𝑒𝑡𝑡𝑎 𝑒 𝑐𝑜𝑟𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑠𝑎, 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 𝑡𝑖𝑟𝑜̀ 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑖 𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑒 𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑒 𝑑𝑢𝑟𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑢𝑛𝑐𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎 𝑙𝑎 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝐴𝑙𝑑𝑜 𝑀𝑜𝑟𝑜. 𝐶𝑎𝑡𝑡𝑜𝑙𝑖𝑐𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑣𝑖𝑛𝑡𝑎, 𝑖𝑚𝑝𝑟𝑜𝑛𝑡𝑜̀ 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡𝑎̀ 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑎𝑙 𝑟𝑖𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑎𝑖𝑐𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑆𝑡𝑎𝑡𝑜, 𝑙𝑜𝑡𝑡𝑜̀ 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑖𝑡𝑎̀ 𝑠𝑎𝑙𝑎𝑟𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑓𝑒𝑟𝑚𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑒 𝑡𝑜𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑝𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑔𝑖𝑢𝑑𝑖𝑧𝑖𝑜. 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑎𝑝𝑒𝑣𝑜𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑎𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑟𝑖𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑜𝑙𝑖𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑡𝑡𝑜̀ 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑖𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝐶𝑜𝑚𝑚𝑖𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑’𝐼𝑛𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑎 𝑃2 , 𝑎𝑛𝑡𝑒𝑝𝑜𝑛𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑏𝑒𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑒 𝑎 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑒𝑟𝑣𝑜̀ 𝑖𝑛𝑡𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑛𝑎𝑡𝑢𝑟𝑎, 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑝𝑎𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎, 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑝𝑟𝑒𝑡𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑟𝑒𝑡𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖 𝑣𝑎𝑙𝑜𝑟𝑖 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑚𝑜𝑐𝑟𝑎𝑧𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎𝑣𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑧𝑖𝑜𝑠𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎 𝑒 𝑓𝑟𝑎𝑔𝑖𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑞𝑢𝑖𝑠𝑡𝑎. 𝐷𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑒𝑛𝑛𝑎 𝑙𝑖𝑚𝑝𝑖𝑑𝑎 𝑒 𝑐𝑜𝑖𝑛𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝐶ℎ𝑖𝑎𝑟𝑎𝑠𝑡𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐶𝑎𝑚𝑝𝑎𝑛𝑒𝑙𝑙𝑖, 𝑢𝑛𝑎 𝑏𝑖𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑖𝑙 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑖𝑔𝑢𝑟𝑎 𝑓𝑒𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑙𝑒 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑒 𝑚𝑜𝑑𝑒𝑟𝑛𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑎, 𝑖𝑙 𝑐𝑢𝑖 𝑟𝑢𝑜𝑙𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑’𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑒̀ 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑠𝑐𝑜𝑝𝑟𝑖𝑟𝑒.”

https://graphofeel.com/libro/tina-anselmi-la-ragazza-della-repubblica/

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𝐓𝐞𝐫𝐳𝐢𝐧𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚: 𝑺𝒐𝒓𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒔𝒑𝒂𝒊𝒂𝒕𝒆, 𝑳𝒖𝒄𝒊𝒂 𝑬𝒔𝒑𝒐𝒔𝒊𝒕𝒐, 𝑮𝒊𝒖𝒏𝒕𝒊.

𝑳𝒖𝒄𝒊𝒂 𝑬𝒔𝒑𝒐𝒔𝒊𝒕𝒐 è nata a Napoli e vive da anni a Milano. Ha studiato Scienze politiche all’Università degli Studi di Napoli «L’Orientale» e frequentato la Scuola di specializzazione in Giornalismo a Urbino. È giornalista dal 1996 e da allora non ha mai smesso di scrivere, per lavoro e per passione.
𝑺𝒐𝒓𝒆𝒍𝒍𝒆 𝑺𝒑𝒂𝒊𝒂𝒕𝒆 (𝑮𝒊𝒖𝒏𝒕𝒊), suo primo romanzo, è nella terzina 𝒇𝒊𝒏𝒂𝒍𝒊𝒔𝒕𝒂 della VII edizione di 𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆, 𝒑𝒍𝒖𝒓𝒂𝒍𝒆. – 𝑷𝒓𝒆𝒎𝒊𝒐 𝑳𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐 𝑨𝒍𝒍𝒖𝒎𝒊𝒆𝒓𝒆.

“𝑉𝑖𝑜𝑙𝑎 𝑒̀ 𝑑𝑒𝑡𝑒𝑟𝑚𝑖𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑒 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑎𝑙𝑒𝑛𝑡𝑜. 𝐻𝑎 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑁𝑎𝑝𝑜𝑙𝑖 𝑠𝑝𝑖𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑙 𝑑𝑒𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑖𝑜 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑎𝑙𝑖𝑠𝑡𝑎, 𝑚𝑎 𝑎 𝑀𝑖𝑙𝑎𝑛𝑜 𝑠𝑐𝑜𝑝𝑟𝑒 𝑖𝑛 𝑓𝑟𝑒𝑡𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑒𝑖 (𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑒, 𝑓𝑒𝑚𝑚𝑖𝑛𝑎 𝑒 𝑖𝑛𝑒𝑠𝑝𝑒𝑟𝑡𝑎) 𝑎𝑓𝑓𝑒𝑟𝑚𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑠𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑜. 𝐴𝑛𝑐ℎ𝑒 𝐸𝑟𝑠ℎ𝑒𝑙𝑎 ℎ𝑎 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑡𝑒𝑟𝑟𝑎, 𝑙’𝐴𝑙𝑏𝑎𝑛𝑖𝑎, 𝑐𝑎𝑟𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑖 𝑓𝑖𝑑𝑢𝑐𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑓𝑢𝑡𝑢𝑟𝑜. 𝐿𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑖𝑛𝑔𝑒𝑛𝑢𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜𝑟𝑒, 𝑝𝑒𝑟𝑜̀, 𝑒̀ 𝑑𝑒𝑠𝑡𝑖𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑎 𝑖𝑛𝑓𝑟𝑎𝑛𝑔𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎̀ 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑡𝑟𝑢𝑐𝑒: 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑒𝑣𝑎 𝑢𝑛 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑔𝑛𝑜 𝑖𝑛𝑛𝑎𝑚𝑜𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑓𝑒𝑑𝑒𝑙𝑒 𝑠𝑎𝑟𝑎̀ 𝑖𝑛𝑣𝑒𝑐𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑢𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑜𝑏𝑏𝑙𝑖𝑔𝑎 𝑎 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑡𝑎. 𝑀𝑒𝑛𝑡𝑟𝑒 𝑉𝑖𝑜𝑙𝑎 𝑎𝑣𝑣𝑖𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑖𝑐𝑜𝑠𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑟𝑜𝑛𝑖𝑠𝑡𝑎, 𝑎𝑝𝑝𝑎𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑎𝑛𝑑𝑜𝑠𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑒 𝑑𝑖 𝑐ℎ𝑖 𝑣𝑖𝑣𝑒 𝑎𝑖 𝑚𝑎𝑟𝑔𝑖𝑛𝑖, 𝐸𝑟𝑠ℎ𝑒𝑙𝑎 𝑠𝑖 𝑟𝑖𝑓𝑢𝑔𝑖𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝐴𝑙𝑖𝑛𝑎, 𝑙’𝑎𝑚𝑎𝑡𝑎 𝑠𝑜𝑟𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑛𝑡𝑎𝑛𝑎. 𝐴 𝑙𝑒𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑖𝑑𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜: 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜 𝑐𝑙𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒, 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑒 𝑟𝑒𝑔𝑎𝑙𝑎 𝑐𝑖𝑜𝑐𝑐𝑜𝑙𝑎𝑡𝑖𝑛𝑖, 𝑑𝑒𝑙 𝑟𝑎𝑔𝑎𝑧𝑧𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑒 𝑝𝑖𝑎𝑐𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑚𝑖𝑐𝑎 𝑐ℎ𝑒, 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑒𝑟𝑎, 𝑠𝑖 𝑙𝑎𝑛𝑐𝑖𝑎 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑡𝑖𝑟 𝑝𝑒𝑟 𝑠𝑐𝑎𝑚𝑝𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑜𝑟𝑡𝑒 𝑖𝑛𝑢𝑚𝑎𝑛𝑎. 𝐸 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑒, 𝑑𝑒𝑛𝑠𝑒 𝑑𝑖 𝑑𝑜𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑚𝑎 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖 𝑓𝑜𝑟𝑧𝑎 𝑒 𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎, 𝑎 𝑢𝑛𝑖𝑟𝑒 𝑖 𝑑𝑒𝑠𝑡𝑖𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝐸𝑟𝑠ℎ𝑒𝑙𝑎 𝑒 𝑉𝑖𝑜𝑙𝑎 𝑖𝑛 𝑢𝑛 𝑒𝑝𝑖𝑙𝑜𝑔𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑓𝑖𝑎𝑡𝑜. 𝑈𝑛 𝑓𝑖𝑙𝑜 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑖𝑙𝑒 𝑚𝑎 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑠𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑟𝑒𝑐𝑐𝑖𝑎 𝑑𝑢𝑒 𝑣𝑖𝑡𝑒 𝑖𝑛 𝑢𝑛’𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑣𝑖𝑐𝑒𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎 𝑒 𝑡𝑜𝑐𝑐𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑠𝑜𝑟𝑒𝑙𝑙𝑎𝑛𝑧𝑎. 𝑈𝑛𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑣𝑒𝑟𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝐿𝑢𝑐𝑖𝑎 𝐸𝑠𝑝𝑜𝑠𝑖𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑞𝑢𝑎𝑠𝑖 𝑡𝑟𝑒𝑛𝑡’𝑎𝑛𝑛𝑖, 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑎𝑠𝑠𝑢𝑚𝑒 𝑙𝑎 𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛 𝑟𝑜𝑚𝑎𝑛𝑧𝑜 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑒 𝑏𝑒𝑙𝑙𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑜.”

https://giunti.it/products/sorelle-spaiate-esposito-lucia-9788809935976

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𝐓𝐞𝐫𝐳𝐢𝐧𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚: 𝑳𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒂 𝒇𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒔𝒕𝒂, 𝑽𝒂𝒏𝒆𝒔𝒔𝒂 𝑹𝒐𝒈𝒉𝒊, 𝑴𝒐𝒏𝒅𝒂𝒅𝒐𝒓𝒊

𝑽𝒂𝒏𝒆𝒔𝒔𝒂 𝑹𝒐𝒈𝒉𝒊 è storica e autrice di programmi di storia per Rai Cultura. Bodini Fellow presso l’Italian Academy della Columbia University dal 2020 al 2021, è una ricercatrice indipendente. Ha scritto, tra gli altri, “La lettera sovversiva. Da don Milani a De Mauro, il potere delle parole” (2017), “Piccola città. Una storia comune di eroina” (2018), “Lezioni di Fantastica. Storia di Gianni Rodari” (2020), “Il passero coraggioso. «Cipì», Mario Lodi e la scuola democratica” (2022) per Laterza e “Voi siete il fuoco. Storia e storie della scuola” (2021) per Einaudi Ragazzi. Ha pubblicato per Mondadori “Eroina. Dieci storie di ieri e di oggi” (2022) e per Sellerio “Un libro d’oro e d’argento. Intorno alla Grammatica della fantasia di Gianni Rodari” (2024). 𝑳𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒂 𝒇𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒔𝒕𝒂 (𝑴𝒐𝒏𝒅𝒂𝒅𝒐𝒓𝒊) è nella terzina 𝒇𝒊𝒏𝒂𝒍𝒊𝒔𝒕𝒂 della VII edizione di 𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆, 𝒑𝒍𝒖𝒓𝒂𝒍𝒆. – 𝑷𝒓𝒆𝒎𝒊𝒐 𝑳𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐 𝑨𝒍𝒍𝒖𝒎𝒊𝒆𝒓𝒆.

“𝐿𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 «𝑓𝑒𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑎» 𝑛𝑜𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒 𝑚𝑒𝑧𝑧𝑒 𝑚𝑖𝑠𝑢𝑟𝑒: 𝑙𝑎 𝑎𝑚𝑖 𝑜 𝑙𝑎 𝑜𝑑𝑖, 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑐𝑖 𝑜 𝑙𝑎 𝑏𝑟𝑢𝑐𝑖. 𝐸 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑢𝑠𝑎𝑡𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎 𝑎 𝑒𝑣𝑜𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝑣𝑎𝑟𝑖𝑒𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑡𝑖, 𝑖𝑚𝑚𝑎𝑔𝑖𝑛𝑖 𝑒 𝑙𝑒𝑡𝑡𝑢𝑟𝑒. 𝑆𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎 𝑎𝑟𝑑𝑢𝑜 𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑓𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑎 𝑙𝑒 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑒 𝑠𝑓𝑢𝑚𝑎𝑡𝑢𝑟𝑒 𝑒 𝑛𝑒 𝑚𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑙’𝑒𝑣𝑜𝑙𝑣𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑛𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑝𝑎𝑧𝑖𝑜. 𝐸𝑝𝑝𝑢𝑟𝑒, 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜, 𝑉𝑎𝑛𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑅𝑜𝑔ℎ𝑖 𝑟𝑖𝑒𝑠𝑐𝑒 𝑎 𝑓𝑎𝑟𝑙𝑜 𝑖𝑛 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑏𝑟𝑖𝑙𝑙𝑎𝑛𝑡𝑒. 𝑈𝑛𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑆 𝑚𝑎𝑖𝑢𝑠𝑐𝑜𝑙𝑎, 𝑙’𝑎𝑢𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑟𝑑𝑎 𝑖𝑙 𝑓𝑒𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑒𝑟𝑎 𝑖𝑚𝑚𝑒𝑟𝑠𝑎 𝑑𝑎 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑎, 𝑓𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑓𝑖𝑎𝑏𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑛𝑐𝑖𝑝𝑒𝑠𝑠𝑒 𝑒 𝑟𝑖𝑢𝑛𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑓𝑎𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑒, 𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑣𝑖𝑠𝑠𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑎 𝑔𝑖𝑜𝑣𝑎𝑛𝑒 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎, 𝑡𝑟𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑖𝑓𝑒𝑠𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑖𝑛 𝑝𝑖𝑎𝑧𝑧𝑎, 𝑑𝑖𝑎𝑟𝑖 𝑆𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑒 𝑚𝑢𝑠𝑖𝑐𝑎 𝑝𝑜𝑝 𝑖𝑛𝑔𝑙𝑒𝑠𝑒. 𝑅𝑖𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑟𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑎𝑠𝑡𝑟𝑜𝑠𝑖 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑖 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑒𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑁𝑜𝑣𝑎𝑛𝑡𝑎, 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑖𝑐𝑒 𝑙𝑎 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑎 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑖𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑒 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑚𝑖𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑡𝑒𝑙𝑒𝑣𝑖𝑠𝑖𝑣𝑒 𝑑𝑖 𝑔𝑟𝑎𝑛𝑑𝑒 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑠𝑠𝑜, 𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑠𝑠𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑖̀ 𝑢𝑛 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑡𝑜𝑐𝑐𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖 𝑖 𝑡𝑒𝑚𝑖 𝑐𝑎𝑟𝑑𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑓𝑒𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑚𝑜, 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑡𝑒𝑟𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑏𝑜𝑟𝑡𝑜, 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑎𝑙 𝑔𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒. 𝐼𝑛𝑡𝑟𝑒𝑐𝑐𝑖𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑣𝑜𝑐𝑖 𝑑𝑖 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑒𝑡𝑎̀, 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑙𝑙𝑒𝑡𝑡𝑢𝑎𝑙𝑖, 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑟𝑖𝑐𝑖, 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑎𝑙𝑖𝑠𝑡𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝐶𝑎𝑟𝑙𝑎 𝐿𝑜𝑛𝑧𝑖, 𝐸𝑙𝑒𝑛𝑎 𝐺𝑖𝑎𝑛𝑖𝑛𝑖 𝐵𝑒𝑙𝑜𝑡𝑡𝑖 𝑒 𝑀𝑖𝑐ℎ𝑒𝑙𝑎 𝑀𝑢𝑟𝑔𝑖𝑎, 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑏𝑖𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑎 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑐𝑖 𝑖𝑛𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑑𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖𝑐𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑎 𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑝𝑒𝑟𝑡𝑎 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑢𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑢𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑙’𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 «𝑝𝑒𝑛𝑠𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑒 𝑑𝑖𝑟𝑠𝑖» 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑎𝑟𝑒 𝑎 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑖𝑛 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑀𝑖𝑙𝑙𝑒𝑛𝑛𝑖𝑜. 𝑈𝑛 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑜 𝑟𝑖𝑣𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑎 𝑐ℎ𝑖 𝑠𝑖 𝑒̀ 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑓𝑒𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑒 𝑜𝑟𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑑𝑜𝑣𝑒𝑟 𝑟𝑖𝑒𝑚𝑝𝑖𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑣𝑢𝑜𝑡𝑜, 𝑎 𝑐ℎ𝑖 𝑠𝑖 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 «𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑒̀ 𝑠𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑟𝑠𝑎 𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑒̀ 𝑟𝑖𝑎𝑝𝑝𝑎𝑟𝑠𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑒 𝑣𝑖𝑡𝑒, 𝑒 𝑠𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑎𝑟𝑒𝑏𝑏𝑒 𝑚𝑒𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑎𝑣𝑒𝑟𝑙𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑛𝑡𝑜».”

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𝑪𝒊𝒏𝒛𝒊𝒂 𝑳𝒆𝒐𝒏𝒆 𝒐𝒔𝒑𝒊𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒆𝒓𝒂𝒕𝒂 𝒅𝒊 𝒑𝒓𝒆𝒎𝒊𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆.

“𝐿’𝑖𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑑𝑢𝑎𝑙𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑖𝑚𝑝𝑒𝑟𝑎, 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖. 𝐸 𝑞𝑢𝑖 𝑠𝑖 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑓𝑎𝑟𝑒” (𝐶.𝐿.)

Artista poliedrica, eclettica, dal linguaggio schietto e diretto, ospite della serata finale di premiazione sarà 𝑪𝒊𝒏𝒛𝒊𝒂 𝑳𝒆𝒐𝒏𝒆.
Cinzia Leone è nata a Roma. La sua carriera da attrice comincia grazie al teatro: è il 1981 quando debutta sul suo primo palco teatrale con lo spettacolo “Polvere di stress”.
Tra i suoi spettacoli teatrali più noti ricordiamo: “Rodimenti”, “Poche idee ma molto confuse”, “Outlet” e “Nutella amara”.
Oltre al teatro, Cinzia Leone è diventata un volto noto della satira televisiva italiana grazie alla sua capacità di interpretare personaggi surreali, grotteschi ma incredibilmente attuali; la ricordiamo come personaggio di spicco nelle trasmissioni come: “La TV delle ragazze”, “Scusate l’interruzione”, “Avanzi” e “Tunnel”.
A livello cinematografico, invece, Cinzia Leone debutta nel 1989 con la commedia “Le finte bionde”, diretta da Carlo Vanzina.
Indimenticabile il suo ruolo in “Parenti serpenti” di Mario Monicelli e nel film “Selvaggi” diretto da Carlo Vanzina.
Nonostante un’interruzione forzata della carriera a causa di un ictus nel 2001, è tornata sul palco con la stessa forza, rinnovando il suo impegno artistico con ancora più profondità e ironia.
È protagonista ora di una stagione teatrale con tutte le date sold out, esibendosi con il suo cavallo di battaglia “Mamma sei sempre nei miei pensieri… Spostati!”.

𝑽𝒆𝒏𝒆𝒓𝒅𝒊̀ 29 𝒂𝒈𝒐𝒔𝒕𝒐, 𝑪𝒊𝒏𝒛𝒊𝒂 𝑳𝒆𝒐𝒏𝒆 𝒔𝒂𝒓𝒂̀ 𝒐𝒔𝒑𝒊𝒕𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒔𝒆𝒓𝒂𝒕𝒂 𝒅𝒊 𝒑𝒓𝒆𝒎𝒊𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑽𝑰𝑰 𝒆𝒅𝒊𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊 𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆, 𝒑𝒍𝒖𝒓𝒂𝒍𝒆. – 𝑷𝒓𝒆𝒎𝒊𝒐 𝑳𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐 𝑨𝒍𝒍𝒖𝒎𝒊𝒆𝒓𝒆.

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𝑪𝒊𝒏𝒛𝒊𝒂 𝑳𝒆𝒐𝒏𝒆 𝐨𝐬𝐩𝐢𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐦𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐈𝐈 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆, 𝒑𝒍𝒖𝒓𝒂𝒍𝒆. – 𝑷𝒓𝒆𝒎𝒊𝒐 𝑳𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐 𝑨𝒍𝒍𝒖𝒎𝒊𝒆𝒓𝒆

“𝐿’𝑖𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑑𝑢𝑎𝑙𝑖𝑠𝑚𝑜 𝑖𝑚𝑝𝑒𝑟𝑎, 𝑡𝑜𝑟𝑛𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑐𝑜𝑛 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑖. 𝐸 𝑞𝑢𝑖 𝑠𝑖 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎 𝑓𝑎𝑟𝑒.”

Artista poliedrica, eclettica, dal linguaggio schietto e diretto, ospite della serata finale di premiazione sarà 𝑪𝒊𝒏𝒛𝒊𝒂 𝑳𝒆𝒐𝒏𝒆.
Ha iniziato a recitare a poco più di 20 anni nei teatri più famosi.
Il suo esordio, in qualità di attrice, è avvenuto nel 1981 con Polvere di stress. Tra i suoi spettacoli teatrali più famosi, ricordiamo: Rodimenti, Poche idee ma molto confuse, Outlet, e Nutellaamara. L’attrice è anche autrice dei suoi spettacoli.
Ha poi partecipato a vari programmi televisivi: il primo a regalarle il successo fu La TV delle ragazze condotto da Serena Dandini, il programma che è ritornato ancora sulla Rai nel 2018. Con Dandini ha collaborato anche nel 2019 con il programma Stati Generali, in onda su Rai 3.
È anche attrice di cinema avendo debuttato sul grande schermo con Banchi di seta nel 1988. Ha poi preso parte a pellicole dirette da Carlo Vanzina, Francesco Nuti, Mario Monicelli, Carlo Verdone, Lina Wertmüller e molti altri registi noti.
Ha inoltre recitato in Nero bifamiliare, il primo film diretto da Federico Zampaglione, nel 2007 e nello stesso anno in Le ragioni dell’aragosta.
Non sono mancate le numerose ospitate televisive, tra cui quella del febbraio 2025 che l’ha vista protagonista nel programma Le Ragazze di Francesca Fialdini.
Reduce da una stagione con tutte le date sold out, si è esibita di recente con il suo cavallo di battaglia «Mamma sei sempre nei miei pensieri, spostati…» nella grande arena di Tor Bella Monaca.
Venerdì 29 Agosto, Cinzia Leone sarà ad Allumiere per la serata di premiazione della settima edizione di 𝐹𝑒𝑚𝑚𝑖𝑛𝑖𝑙𝑒, 𝑝𝑙𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒. – 𝑃𝑟𝑒𝑚𝑖𝑜 𝐿𝑒𝑡𝑡𝑒𝑟𝑎𝑟𝑖𝑜 𝐴𝑙𝑙𝑢𝑚𝑖𝑒𝑟𝑒.

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𝐋𝐚 𝒕𝒆𝒓𝒏𝒂 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐈𝐈 𝐞𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆, 𝒑𝒍𝒖𝒓𝒂𝒍𝒆 – 𝑷𝒓𝒆𝒎𝒊𝒐 𝑳𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐 𝑨𝒍𝒍𝒖𝒎𝒊𝒆𝒓𝒆

Dopo averla annunciata in anteprima durante l’aperitivo con le lettrici e i lettori, vi presentiamo la 𝒕𝒆𝒓𝒏𝒂 finalista della VII edizione di 𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆, 𝒑𝒍𝒖𝒓𝒂𝒍𝒆 – 𝑷𝒓𝒆𝒎𝒊𝒐 𝑳𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒂𝒓𝒊𝒐 𝑨𝒍𝒍𝒖𝒎𝒊𝒆𝒓𝒆:

𝑳𝒂 𝒑𝒂𝒓𝒐𝒍𝒂 𝒇𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒔𝒕𝒂. 𝑼𝒏𝒂 𝒔𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒆 𝒑𝒐𝒍𝒊𝒕𝒊𝒄𝒂 di 𝗩𝗮𝗻𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗥𝗼𝗴𝗵𝗶, Mondadori.
𝑺𝒐𝒓𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒔𝒑𝒂𝒊𝒂𝒕𝒆 di 𝗟𝘂𝗰𝗶𝗮 𝗘𝘀𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗼, Giunti.
𝑻𝒊𝒏𝒂 𝑨𝒏𝒔𝒆𝒍𝒎𝒊. 𝑳𝒂 𝒓𝒂𝒈𝒂𝒛𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑹𝒆𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂 di 𝗖𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘀𝘁𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗮𝗺𝗽𝗮𝗻𝗲𝗹𝗹𝗶, Graphofeel.

Quest’anno abbiamo affidato le nostre tre opere finaliste nelle mani di Lara Sgamma, Alessia Brancaleoni e Maria Andreini, rappresentanti dell’Associazione 𝑰𝒍 𝑪𝒂𝒎𝒎𝒊𝒏𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍’𝑨𝒍𝒍𝒖𝒎𝒆. Custodi del nostro territorio, hanno scelto di raccontare, attraverso il Cammino dei Minatori, come abitare i nostri luoghi. Perché fare cultura significa anche custodire e abbellire.
Grazie ragazze e ragazzi per aver condiviso con noi un pezzo di questo meraviglioso cammino collettivo di 𝙁𝙚𝙢𝙢𝙞𝙣𝙞𝙡𝙚, 𝙥𝙡𝙪𝙧𝙖𝙡𝙚. – 𝙋𝙧𝙚𝙢𝙞𝙤 𝙇𝙚𝙩𝙩𝙚𝙧𝙖𝙧𝙞𝙤 𝘼𝙡𝙡𝙪𝙢𝙞𝙚𝙧𝙚.

(Foto di Karyn Minerva)

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𝑳𝒂 𝑮𝒊𝒖𝒓𝒊𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒆 𝑬𝒔𝒑𝒆𝒓𝒕𝒆

La seconda fase di 𝑭𝒆𝒎𝒎𝒊𝒏𝒊𝒍𝒆, 𝒑𝒍𝒖𝒓𝒂𝒍𝒆 prevede la valutazione da parte delle Giurate Esperte. Anche per questa settima edizione hanno accolto il nostro invito Laura Faranda, Veronica Ricotta, Elisabetta Appetecchi e Martina Testa.
Le ringraziamo di cuore per continuare a supportare il premio letterario di Allumiere con passione e grande competenza.

Prima di svelarvi la terzina finalista da loro selezionata, ve le presentiamo:

𝑳𝒂𝒖𝒓𝒂 𝑭𝒂𝒓𝒂𝒏𝒅𝒂 è Professoressa ordinaria di Antropologia culturale presso “La Sapienza” Università di Roma ed esperta, tra le altre cose, di antropologia di genere.
𝑽𝒆𝒓𝒐𝒏𝒊𝒄𝒂 𝑹𝒊𝒄𝒐𝒕𝒕𝒂 è Professoressa associata di Linguistica italiana e Storia della lingua italiana presso l’Università per Stranieri di Siena, dove è anche responsabile di diversi progetti di ricerca. I suoi interessi scientifici riguardano testi e questioni linguistiche tra Medioevo e Rinascimento, con particolare riguardo al lessico e alle strategie testuali dei linguaggi specialistici in formazione (arte e cibo) e al lessico d’autore (Dante e Boccaccio). È autrice di saggi scientifici e divulgativi su vari temi e delle edizioni critiche linguisticamente commentate del “Libro dell’arte” di Cennino Cennini (Milano, FrancoAngeli, 2019) e dei “Banchetti” di Cristoforo Messi Sbugo (Firenze, Olschki, 2023). È redattrice responsabile della rivista «Studi linguistici italiani» e caporedattrice del “Vocabolario di Boccaccio Online. il Decameron” (VocaBO).
𝑬𝒍𝒊𝒔𝒂𝒃𝒆𝒕𝒕𝒂 𝑨𝒑𝒑𝒆𝒕𝒆𝒄𝒄𝒉𝒊 ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università La Sapienza di Roma. Attualmente svolge il ruolo di assegnista di ricerca presso l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Sta portando a termine un lavoro filologico riguardante i manoscritti dell’Accademia dell’Arcadia, sui quali lavora dal 2017. Ha all’attivo varie pubblicazioni; da pochi mesi è uscito il suo quarto libro, che riguarda lo studio dei testi scientifici italiani e latini recitati nelle Accademie romane tra Sei e Settecento.
𝑴𝒂𝒓𝒕𝒊𝒏𝒂 𝑻𝒆𝒔𝒕𝒂 è stata direttrice editoriale di Minimum Fax e attualmente lavora come editor per la casa editrice Sur e come traduttrice letteraria dall’inglese. Nel 2009 ha vinto il Premio Nazionale per la Traduzione.

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𝑺𝒐𝒓𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒔𝒑𝒂𝒊𝒂𝒕𝒆, 𝑳𝒖𝒄𝒊𝒂 𝑬𝒔𝒑𝒐𝒔𝒊𝒕𝒐, 𝑮𝒊𝒖𝒏𝒕𝒊.

2 gennaio 1998, treno

Il treno partirà alle sette e trenta dalla stazione centrale di Napoli. In orario. Seconda classe, carrozza numero otto, posto quindici. Prima di salire a bordo saluto la comitiva di parenti che mi scorta fino al binario tre intonando una cantilena di raccomandazioni – metti il cappello, ricorda la sciarpa, infila i guanti, telefona appena arrivi, chiudi la porta di casa, controlla il rubinetto del gas – che confluisce in un fragoroso crescendo rossiniano di: «Mangia! Mangia! Mangia!».
Per essere sicuri che il loro appello non cada nel vuoto e garantirmi il sostentamento per almeno i prossimi dieci anni, zii e cugini di ogni grado mi consegnano buste e zaini pieni di viveri e mi baciano come se non dovessi tornare mai più. Salgo sul treno, sistemo i bagagli e mi sporgo dal finestrino.
Sorrido spavalda mentre mia madre, giocando d’anticipo con le sue lacrime, estrae un fazzoletto di cotone bianco dalla borsa. I parenti si avvicinano il più possibile alla carrozza per lanciare baci, qualcuno allunga il braccio per imprimerli sul vetro del finestrino. Mia sorella Chiara rimane ferma un passo indietro. Immobile, nascosta dalla sciarpa che le copre la bocca. Guardo solo lei, aspetto un saluto, un cenno con la mano o una smorfia con il viso, ma è l’unica del gruppo che non si agita, che non fa nulla.
Il capostazione fischia. Il treno parte. Ci vorrebbe un ritardo che dilati il tempo degli abbracci, ma al di là del vetro vedo Chiara farsi sempre più piccola fino a sparire e scorgo solo un puntino bianco: il fazzoletto che mia madre sventola come nelle partenze di un secolo fa, quando i parenti salutavano dalla banchina gli emigranti imbarcati sui piroscafi diretti in America.
Vorrei fermare la carrozza e scendere, ma sistemo la valigia e mi siedo al mio posto. Mi guardo attorno. Capisco subito che non parlerò con nessuno almeno fino a Roma.
Mi sento sollevata, questa solitudine mi rassicura. Non sopporterei la curiosità di un passeggero né le sue domande di circostanza. Ho troppi interrogativi dentro di me per dare risposte a degli sconosciuti. Tiro fuori dalla borsa il mio taccuino e comincio a scrivere. In fondo, a sinistra, con la
guancia schiacciata contro il finestrino, c’è un uomo senza età. Ha l’aria di chi non ha nessuno da rivedere. Guardo in alto, nel vano portabagagli. È vuoto. Sul tavolino ha appoggiato un sacchetto da cui spunta il collo di una bottiglia di plastica senza tappo. Come alza lo sguardo su di me, io non
lo fisso più. Dietro di me è seduto un anziano in giacca e cravatta, i capelli bianchi pettinati all’indietro. Dai suoi discorsi con il vicino capisco che è diretto a Milano. Come me.
A fare che?
Già, perché si va a Milano? Rimbomba una voce nella mia testa. È un’eco che non riesco a silenziare. Mi sento dilaniata, il treno è proiettato in avanti e io guardo indietro. Il futuro mi attira, il passato mi risucchia.

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𝑻𝒊𝒏𝒂 𝑨𝒏𝒔𝒆𝒍𝒎𝒊. 𝑳𝒂 𝒓𝒂𝒈𝒂𝒛𝒛𝒂 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑹𝒆𝒑𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂, 𝑪𝒉𝒊𝒂𝒓𝒂𝒔𝒕𝒆𝒍𝒍𝒂 𝑪𝒂𝒎𝒑𝒂𝒏𝒆𝒍𝒍𝒊, 𝑮𝒓𝒂𝒑𝒉𝒐𝒇𝒆𝒆𝒍.

1936, Castelfranco Veneto

«Facciamo che tu sei Sandokan, e io la perla di Labuan. E quello è… è un elefante!», disse Tina con gli occhi scintillanti, indicando il mulo dietro la staccionata.
«Vedo gli inglesi all’orizzonte, prepariamoci allo scontro!» esclamò Piero, portandosi agli occhi un bastoncino un po’ tozzo, lungo più o meno come la sua mano.
«Aspettate! Dobbiamo costruire una barca» strillò Bruno, col timore che non lo sentissero.
I tre bambini si misero subito all’opera. Bruno era andato dritto verso un lungo bastone disteso sul selciato, con l’intenzione di realizzare l’albero maestro. Tina con tutta la forza che aveva in corpo trascinava una grossa cassa di legno trovata davanti casa, dove in genere la nonna Maria riponeva i fiaschi di vino per l’osteria. Piero era corso verso la biancheria stesa al sole, che continuava ad arrotolarsi sui fili, spinta dal forte vento di quel giorno. Prese d’istinto un grosso strofinaccio a quadri bianchi e rossi, in cui talvolta a casa si avvolgeva il cibo; non era esattamente come la bandiera dei pirati, ma avrebbe fatto al caso loro. Tina, che per l’occasione si era sistemata sulla fronte una fascia bianca, dove aveva inserito una piuma d’oca, aiutò Piero a issare la bandiera sull’albero maestro.
«E ora tutti dentro», disse Tina soddisfatta, mentre con un sorriso fiero guardava suo fratello Piero e Bruno, il vicino di casa, che spesso si univa ai loro giochi pomeridiani «All’attacco pirati! I nemici stanno arrivando!»
Dalla porta di casa si affacciò nonna Maria. Era una donna alta e robusta, portava una gonna scura lunga fino alle caviglie e uno scialle intorno alle spalle. I capelli raccolti in una crocchia dietro la nuca mettevano in risalto bei lineamenti dai contorni marcati, un leggero colorito rosso punteggiava le gote che creavano, in quel punto, piccoli solchi fin sotto agli occhi. Guardò distrattamente verso i bambini, che prontamente si nascosero dentro la cassa di legno fino a sparire, e con aria ostentatamente severa e una voce scura, disse: «Chi ha osato rubare la mia cassa dei vini?»
Dopo qualche scoppio di risa proveniente dalla cassa Tina, cercando di domare l’ilarità, con un tono di voce profondo gridò: «Sono stati i pirati a rubartela!»
«Ohibò, allora dovrò prendermela con loro», disse la nonna incamminandosi a passi pesanti verso la cassa di legno. I bambini, con le manine poggiate sul bordo, ogni tanto alzavano la testa per tenere d’occhio la marcia di guerra della nonna. Le teste si alzavano e abbassavano, scambiandosi con voce soffocata qualche parola. Nonna Maria camminava con passi lenti e rumorosi e ogni tanto dava una boccata alla sua pipa, stretta nella mano destra. Quando fu proprio vicina, i bambini si appiattirono sul fondo della cassa con un brivido piacevole che saliva lungo la schiena e forti risate non più trattenute, che scoppiavano ogniqualvolta si guardavano. La faccia della nonna fece capolino sopra di loro con quell’inconfondibile aroma di tabacco che portava con lei, e un largo sorriso affettuoso disegnato sul volto.
I bambini sapevano che, quando erano sotto la sua custodia, potevano fare qualsiasi cosa “Purché non facessero male né a cristiani né a bestie”, come alla nonna piaceva ripetere. Tina si mise in ginocchio, gli occhi grigi cangianti puntati dritti verso quelli della nonna; le loro facce erano a un palmo di distanza, e anche se non avessero detto niente si sarebbero capite ugualmente. Ma Tina parlò ad alta voce: ci teneva che anche il resto del gruppo fosse al corrente di tutto. «Nonna, siamo costretti ad abbandonare la nave, gli inglesi sono troppo vicini. Possiamo fare una passeggiata per il paese, fino al castello?»
La nonna la guardò dolcemente e le carezzò la folta chioma bionda, che le arrivava fino alle spalle; poi, sfiorandole con la mano le gote paffute, le disse: «Purché vi divertiate!», e aggiunse «Ti affido la ciurma. Mi raccomando, tutti a casa per il tramonto».

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